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Autore: puntofarma_adm

Incentivi fiscali 2026

Incentivi fiscali 2026: nuove opportunità per l’automazione in farmacia

Come funziona l’iperammortamento.

Le nuove agevolazioni fiscali previste per il 2026 aprono interessanti opportunità anche per il settore farmacia, sempre più orientato verso automazione, innovazione e digitalizzazione dei processi.

Tra le misure che stanno attirando maggiore attenzione torna il tema dell’iperammortamento, l’incentivo fiscale pensato per favorire gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e collegati alla transizione digitale.

L’agevolazione permette alle imprese di ottenere un vantaggio fiscale maggiore rispetto al costo effettivamente sostenuto per l’acquisto di determinati beni, incentivando investimenti in automazione, innovazione e sistemi integrati.

Per le farmacie questo può tradursi nell’introduzione di magazzini automatizzati, robot di dispensazione, software gestionali evoluti e tecnologie digitali capaci di migliorare organizzazione ed efficienza operativa.

L’obiettivo delle misure previste è quello di sostenere la modernizzazione delle attività e favorire l’adozione di strumenti tecnologici sempre più centrali nella gestione quotidiana della farmacia.

Accanto all’iperammortamento restano inoltre presenti ulteriori agevolazioni dedicate alle imprese che investono in innovazione e digitalizzazione, offrendo nuove opportunità di crescita e sviluppo anche al settore farmaceutico.

Per accedere ai benefici fiscali sarà necessario che i beni acquistati rispettino specifici requisiti tecnici e risultino interconnessi ai sistemi gestionali aziendali, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.

Prima di effettuare investimenti è comunque consigliabile confrontarsi con il proprio consulente fiscale o con professionisti specializzati, così da valutare correttamente le opportunità disponibili e verificare i requisiti richiesti per accedere agli incentivi previsti.

Leggi anche il nostro articolo sulla fine della validità della carta d’identità cartacea.

 

Carta d’identità cartacea: dal 3 agosto 2026 non sarà più valida

Negli ultimi anni la Carta di Identità Elettronica (CIE) ha progressivamente sostituito il tradizionale documento cartaceo. Ora il passaggio diventa definitivo: dal 3 agosto 2026, infatti, la carta d’identità cartacea non sarà più considerata valida, anche nei casi in cui sul documento sia riportata una scadenza successiva.

La novità rientra nel processo di digitalizzazione dei documenti personali promosso dal Ministero dell’Interno e coinvolgerà tutti i cittadini ancora in possesso del vecchio formato cartaceo.

La Carta di Identità Elettronica rappresenta oggi il principale documento di riconoscimento in Italia. Oltre a garantire standard di sicurezza più elevati rispetto alla versione tradizionale, consente anche l’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione e può essere utilizzata per l’espatrio nei Paesi che la riconoscono come documento valido.

Per questo motivo, chi possiede ancora una carta d’identità cartacea dovrà provvedere alla sostituzione presso il proprio Comune di residenza o domicilio. La richiesta della nuova CIE può essere effettuata anche prima della naturale scadenza del documento cartaceo.

È consigliabile non attendere gli ultimi mesi utili. Con l’avvicinarsi della data del 3 agosto 2026, infatti, è probabile che aumentino le richieste di rilascio e i tempi di attesa presso gli uffici comunali.

Per ottenere la Carta di Identità Elettronica sarà necessario presentarsi presso il Comune muniti di fototessera, codice fiscale e vecchio documento d’identità. Il nuovo documento verrà successivamente recapitato all’indirizzo indicato dal richiedente.

Il passaggio definitivo alla CIE rappresenta un ulteriore passo verso la digitalizzazione dei servizi pubblici e l’adozione di strumenti più sicuri, moderni e facilmente integrabili con i sistemi digitali della Pubblica Amministrazione.

Accertamenti fiscali sulle farmacie: cosa sta succedendo davvero e come affrontarlo con consapevolezza

Accertamenti fiscali sulle farmacie: cosa sta succedendo davvero e come affrontarlo con consapevolezza

Negli ultimi mesi molte farmacie stanno vivendo un clima di incertezza legato all’avvio di una nuova ondata di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non si parla di accessi improvvisi in farmacia o di verifiche tradizionali: si tratta invece di controlli “a tavolino”, basati quasi esclusivamente su dati statistici e su informazioni presenti nelle banche dati fiscali.

A prima vista potrebbe sembrare un’operazione di routine, ma la verità è che il metodo utilizzato sta creando difficoltà e preoccupazione a livello diffuso. Le ricostruzioni dei ricavi — elaborate attraverso presunzioni — risultano infatti spesso molto lontane dai numeri reali delle farmacie, con il rischio che venga contestata un’evasione inesistente.

Come consulenti specializzati nel settore farmaceutico, riteniamo importante spiegare in modo semplice cosa sta realmente accadendo, da dove nascono queste verifiche e quali sono i punti critici su cui si può basare una difesa efficace.

Perché le farmacie sono finite sotto la lente del Fisco

Tutto parte dagli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Sono indicatori che fotografano — almeno nelle intenzioni — il livello di affidabilità di un’impresa sulla base dei propri dati contabili e gestionali. Un punteggio alto apre le porte a vari benefici; un punteggio basso, invece, fa scattare un “alert” che porta l’Agenzia delle Entrate a guardare più da vicino la posizione del contribuente.

In teoria gli ISA dovrebbero essere solo uno strumento di selezione, non un modo per stabilire se una farmacia guadagna “abbastanza” o “troppo poco”. Ma nella pratica, in questa nuova campagna di controlli, proprio i punteggi ISA più bassi vengono visti come un segnale di gestione “antieconomica”, e quindi sospetta.

Ed è proprio da qui che nasce l’intero impianto degli accertamenti presuntivi che stanno coinvolgendo molte farmacie in tutta Italia.

La ricostruzione presuntiva dei ricavi: un percorso pieno di criticità

L’Agenzia delle Entrate non entra in farmacia e non analizza in profondità i documenti contabili. Mantiene un approccio molto più teorico: calcola i ricavi che “dovrebbero” essere stati conseguiti applicando il ricarico medio delle farmacie considerate “virtuose” (quelle con ISA molto alti) al costo del venduto dei non farmaci della farmacia controllata.

Il problema è che questa ricostruzione si basa su una lunga serie di presunzioni.

Anzitutto, il costo del venduto dei non farmaci non viene ricavato dalla contabilità reale, ma stimato attraverso calcoli automatici: si assume un certo ricarico teorico sui farmaci, si deriva da lì il costo dei farmaci, e solo per esclusione si arriva al costo dei parafarmaci. Un percorso tortuoso, in cui un dato presunto ne genera un altro anch’esso presunto.

Poi c’è la questione del ricarico “medio” delle farmacie virtuose. Anche qui, non si tratta di un valore neutrale e rappresentativo dell’intero settore, ma del ricarico medio — o più spesso “mediano” — di una selezione di farmacie che hanno in comune soprattutto una caratteristica: un punteggio ISA elevato.

Non solo: la selezione del campione cambia da un Ufficio all’altro. A volte si considerano solo le farmacie della stessa provincia; altre volte quelle della regione; altre ancora quelle di regioni limitrofe. Una variabilità che rende difficile considerare quel ricarico come un “valore normale” del settore.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento che spesso sfugge: negli anni della pandemia molte farmacie hanno svolto servizi ad altissimo margine — tamponi, vaccinazioni, test diagnostici — che hanno gonfiato in modo significativo i ricarichi complessivi. Se la farmacia controllata non ha mai svolto questi servizi, il confronto risulta inevitabilmente distorto.

In sintesi, il ricarico “medio” utilizzato dall’Agenzia non fotografa il settore, ma una piccola parte di esso, peraltro selezionata con criteri spesso discutibili.

Quando una presunzione diventa troppo debole per sostenere un’accusa

La normativa tributaria permette all’Amministrazione di ricostruire i ricavi anche sulla base di presunzioni, ma solo se queste sono “gravi, precise e concordanti”.

In altre parole: devono poggiare su elementi attendibili e concreti, non su supposizioni.

E qui nasce il punto centrale: un accertamento basato su presunzioni costruite su altre presunzioni, che ignorano la contabilità reale e che si appoggiano a dati statistici di dubbia omogeneità, difficilmente può soddisfare questo requisito.

La Cassazione lo ha ribadito più volte: se la contabilità è regolare e non emergono elementi concreti di inattendibilità, non si può contestare evasione solo perché il ricarico dichiarato è diverso dalla media statistica del settore.

Il messaggio è chiaro: le medie non sono fatti, sono numeri astratti. E un intero accertamento non può reggersi su numeri astratti.

Il momento più importante per la difesa: lo schema d’atto

Prima di emettere un avviso di accertamento definitivo, l’Agenzia deve notificare alla farmacia lo “schema d’atto”. Questo documento anticipa la pretesa fiscale e apre ufficialmente la fase del contraddittorio.

Ed è proprio in questo momento che si gioca gran parte della difesa. La farmacia ha 60 giorni per presentare osservazioni e controdeduzioni: un passaggio fondamentale perché, per legge, l’Ufficio è obbligato a rispondere a ogni obiezione sollevata.

Le osservazioni devono mettere in luce:

* le incongruenze del metodo ricostruttivo,

* la scarsa affidabilità della platea dei soggetti “virtuosi”,

* l’uso improprio delle medie o mediane,

* la differenza dovuta a servizi sanitari ad alto margine presenti solo in alcune farmacie,

* la non comparabilità dei contesti,

* la regolarità e completezza delle scritture contabili.

È anche essenziale, in questa fase, chiedere formalmente l’accesso ai dati utilizzati dall’Agenzia per individuare la platea di confronto. Se questi dati vengono negati, si crea un ulteriore motivo di illegittimità, perché il contribuente ha diritto di conoscere su cosa si basa l’accusa.

Se l’accertamento viene comunque emesso

In molti casi l’Agenzia, nonostante le osservazioni, decide di proseguire e notifica l’avviso di accertamento. A questo punto la farmacia può presentare ricorso alla Corte di Giustizia tributaria.

La difesa, in giudizio, riprende gli stessi punti già esposti nel contraddittorio, con un elemento in più: la giurisprudenza. Esiste già una sentenza — recentissima — che ha annullato un accertamento identico proprio perché i dati utilizzati erano “non attendibili” e fondati su criteri troppo opinabili.

E non è difficile immaginare che molte altre decisioni seguiranno la stessa direzione, man mano che i giudici entreranno nel merito di questa metodologia così fragile.

Cosa può fare la farmacia per proteggersi

In tutto questo scenario, il messaggio più importante è uno: non bisogna farsi prendere dal panico, ma nemmeno sottovalutare la questione.

Chi riceve una comunicazione dall’Agenzia dovrebbe:

* attivarsi subito, senza aspettare l’ultimo momento;

* analizzare attentamente lo schema d’atto;

* predisporre un set completo di osservazioni tecniche;

* evitare di accettare proposte di adesione “al ribasso” senza solide basi tecniche;

* affidarsi a professionisti che conoscono in modo specifico il settore farmaceutico.

La difesa è possibile, e spesso è efficace. Ma richiede competenza tecnica, conoscenza del comparto e un approccio rigoroso.

Conoscere per tutelarsi

Questa campagna di accertamenti nasce da un utilizzo distorto degli ISA e da una lettura troppo superficiale dei dati del settore. Il rischio è che farmacie gestite correttamente si trovino a dover rispondere a contestazioni prive di fondamento.

Un approccio difensivo serio, documentato e consapevole permette però di ribaltare l’impostazione dell’Agenzia e di far valere la solidità dei propri dati contabili.

Bozza Legge di Bilancio 2026: novità fiscali per le farmacie

La bozza della Legge di Bilancio 2026 è stata recentemente presentata dal Governo italiano e, come ogni anno, porta con sé una serie di novità fiscali e contabili che impattano in modo diretto o indiretto su numerosi settori. Le farmacie, in particolare, sono uno degli ambiti che potrebbero risentire di alcuni dei cambiamenti proposti, soprattutto in un periodo in cui il settore della salute sta vivendo un’evoluzione rapida e la gestione fiscale delle farmacie diventa sempre più complessa.

Detrazioni Fiscali e Sostegno all’Automazione

Una delle misure principali della bozza riguarda l’introduzione di incentivi per le farmacie che decidono di investire in tecnologia e automazione. Il Governo prevede infatti un potenziamento degli sgravi fiscali per tutte le strutture sanitarie, comprese le farmacie, che investono in sistemi digitali avanzati, come l’automazione delle operazioni di magazzino o l’introduzione di software per la gestione delle prescrizioni e delle ricette elettroniche.

Questa misura punta a favorire l’adozione di soluzioni tecnologiche che migliorino l’efficienza e la qualità del servizio, riducendo i costi e aumentando la sicurezza nelle operazioni quotidiane. In particolare, la Legge di Bilancio 2026 prevede un ampliamento del ‘Bonus per la Digitalizzazione’ che già esiste, estendendo la possibilità di usufruirne non solo per le strutture sanitarie pubbliche, ma anche per le farmacie private.

L’incentivo potrebbe includere una percentuale di rimborso sulle spese sostenute per acquistare software gestionali, sistemi di tracciamento elettronico delle scorte, e soluzioni innovative per la gestione delle ricette e delle richieste dei clienti. Si tratta di una novità importante che, se approvata, potrebbe rappresentare un’opportunità per le farmacie di modernizzarsi senza dover affrontare un esborso economico eccessivo.

Agevolazioni Fiscali per l’Assunzione di Personale

Un altro punto significativo della bozza della Legge di Bilancio 2026 riguarda il settore del lavoro. Il Governo ha previsto una serie di agevolazioni fiscali destinate alle farmacie che decidono di assumere nuovo personale, soprattutto in vista dell’aumento della domanda di servizi sanitari legati alla gestione delle malattie croniche, alla distribuzione di farmaci e alla consulenza sulla salute.

In particolare, verrà esteso il ‘Crediti d’Imposta per l’Assunzione di Personale’ che prevede vantaggi fiscali per tutte le realtà aziendali, comprese le farmacie, che assumono figure professionali in settori specifici come la consulenza farmaceutica, la gestione delle ricette elettroniche, o la logistica sanitaria. L’obiettivo è quello di stimolare la crescita dell’occupazione e al contempo permettere alle farmacie di rinforzare il loro organico, garantendo una qualità dei servizi sempre più alta.

Inoltre, il Governo prevede anche incentivi per l’assunzione di personale qualificato proveniente da categorie protette o con difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Queste misure potrebbero rappresentare una spinta significativa per le farmacie che hanno bisogno di ampliare il proprio team in modo sostenibile, con un impatto positivo sul bilancio fiscale.

Nuove Regole per la Fatturazione Elettronica

Il tema della fatturazione elettronica è sempre più centrale in tutti i settori, e la bozza della Legge di Bilancio 2026 non fa eccezione. Nel testo si prevede l’estensione dell’obbligo della fatturazione elettronica anche a realtà come le farmacie, che fino a oggi potevano ancora utilizzare il sistema cartaceo in determinate circostanze, per le transazioni con i privati.

La novità principale consiste nell’imposizione dell’obbligo di emettere solo fatture elettroniche, anche per le vendite di farmaci al pubblico. Sebbene la transizione alla digitalizzazione possa comportare dei costi iniziali per l’adattamento dei sistemi, questo cambiamento mira a semplificare i processi fiscali, ridurre il rischio di errori e facilitare i controlli da parte delle autorità fiscali. Inoltre, la maggiore trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari potrà essere un vantaggio per le farmacie in caso di verifiche o controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Questa modifica comporta una maggiore responsabilità da parte delle farmacie nella gestione dei documenti fiscali, ma allo stesso tempo porterà benefici sul lungo periodo grazie a una maggiore efficienza amministrativa e alla riduzione dei tempi di gestione delle pratiche fiscali.

Sgravi per Farmacie che Adottano Pratiche di Sostenibilità Ambientale

Una novità interessante riguarda la sostenibilità ambientale. La bozza della Legge di Bilancio 2026 prevede un pacchetto di sgravi fiscali per le farmacie che decidono di adottare pratiche ecologiche, come il riciclo dei farmaci scaduti, la riduzione del consumo di plastica o l’installazione di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia.

Queste misure incentivano le farmacie a diventare più green e a ridurre il loro impatto ambientale. Tra gli sgravi previsti ci sono anche vantaggi fiscali per l’acquisto di apparecchiature eco-compatibili e per la realizzazione di interventi strutturali volti a migliorare l’efficienza energetica. L’obiettivo è quello di spingere le farmacie verso un modello più sostenibile, in linea con le politiche europee e globali sul cambiamento climatico.

Rafforzamento del Sistema di Controllo delle Frodi Fiscali

Un altro aspetto importante riguarda il contrasto alle frodi fiscali. La bozza della Legge di Bilancio 2026 propone l’introduzione di strumenti più avanzati per monitorare e prevenire le frodi nel settore farmaceutico, in particolare per quanto riguarda le transazioni con i sistemi di pagamento elettronico e le vendite online.

Per le farmacie che operano sia nel mercato fisico che in quello online, questa proposta potrebbe significare l’adozione di misure più rigorose per garantire la corretta gestione fiscale delle vendite. Si prevede l’introduzione di nuovi software di monitoraggio e sistemi di verifica delle transazioni che, se adottati, potrebbero comportare un investimento iniziale. Tuttavia, l’obiettivo finale è quello di ridurre l’evasione fiscale nel settore, aumentando la competitività delle farmacie che operano correttamente.

In generale, la bozza della Legge di Bilancio 2026 porta con sé una serie di modifiche significative per le farmacie italiane. Se da un lato queste misure offrono nuovi incentivi e agevolazioni fiscali, dall’altro pongono anche nuove sfide, in particolare per quanto riguarda l’adattamento a nuovi obblighi come la fatturazione elettronica e l’investimento in tecnologie innovative.

Tuttavia, gli sgravi fiscali per l’automazione, per l’assunzione di nuovo personale e per l’adozione di pratiche ecologiche potrebbero rappresentare delle opportunità per le farmacie che sapranno coglierle. L’importante sarà prepararsi in tempo e pianificare con attenzione gli investimenti necessari, sfruttando al meglio le risorse messe a disposizione dalla Legge di Bilancio 2026.

Se queste modifiche saranno confermate nel testo finale della Legge di Bilancio, le farmacie italiane si troveranno di fronte a un anno di opportunità, ma anche a nuove sfide, che richiederanno una gestione fiscale attenta e proattiva.

Le farmacie diventano punti sanitari: un cambiamento epocale per la sanità territoriale

Nuove opportunità per i cittadini e nuove responsabilità per i professionisti del settore

Le farmacie italiane stanno per cambiare volto. Con l’approvazione in prima lettura al Senato del Disegno di legge Semplificazioni, si apre ufficialmente una nuova fase per quello che fino a ieri era solo un progetto sperimentale: la cosiddetta “farmacia dei servizi” diventa una realtà strutturale, destinata a rivoluzionare il rapporto tra cittadini e sanità territoriale.

Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di un vero e proprio salto di paradigma. Le farmacie non saranno più solo luoghi dove acquistare medicinali, ma si trasformeranno in presidi sanitari multifunzionali, capaci di offrire una vasta gamma di servizi clinici, diagnostici e amministrativi.

La farmacia sotto casa diventa uno sportello sanitario completo

Per milioni di italiani – specialmente per chi vive in piccoli comuni o aree interne – questa novità rappresenta una svolta concreta e immediata. Sarà infatti possibile, direttamente in farmacia, accedere a prestazioni sanitarie che fino ad oggi richiedevano l’accesso ad ospedali o ambulatori specialistici.

Tra i servizi che potranno essere offerti:

  • Esami diagnostici di base, come elettrocardiogrammi, spirometrie e controlli della glicemia;
  • Visite specialistiche in telemedicina, grazie al collegamento con medici da remoto;
  • Screening e test rapidi, come quelli per l’epatite C o tamponi diagnostici per identificare infezioni batteriche;
  • Somministrazione di vaccini, non solo contro il Covid-19 e l’influenza, ma estesa a tutti quelli previsti dal Piano nazionale vaccinale per gli over 12;
  • Servizi amministrativi, come prenotazioni di visite tramite il CUP, scelta o cambio del medico di base, ritiro di dispositivi medici prescritti dalla ASL.

Insomma, un insieme di prestazioni pensate per semplificare l’accesso alle cure e decongestionare le strutture sanitarie pubbliche, in particolare per le prestazioni di primo livello o a bassa complessità.

Fine della sperimentazione: un nuovo pilastro del SSN

Quello che fino a ieri era un progetto pilota, partito nel 2009 in modo disomogeneo e spesso frammentato, oggi diventa parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. Il disegno di legge prevede infatti una stabilizzazione della farmacia dei servizi, con un finanziamento pubblico annuale stimato tra i 50 e gli 80 milioni di euro.

Un investimento strategico, che si inserisce all’interno del più ampio progetto di riorganizzazione della sanità territoriale previsto dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il quale ha già stanziato 8 miliardi di euro per rafforzare l’assistenza di prossimità.

Nuovo ruolo per il farmacista

Un altro aspetto centrale della riforma riguarda il ruolo professionale del farmacista, che viene finalmente riconosciuto come figura chiave nella gestione della salute pubblica.

Fino a poco tempo fa, i farmacisti potevano eseguire test come la misurazione della glicemia solo se rientravano nell’ambito dell’autocontrollo del paziente. Oggi, grazie alla nuova normativa, sarà invece il farmacista a effettuare direttamente l’analisi e a rilasciare un attestato di risultato da poter eventualmente presentare al medico curante.

In più, i farmacisti – previo un percorso formativo specifico – potranno eseguire test per identificare infezioni batteriche e consigliare il tipo di antibiotico più adatto, sempre nel rispetto delle indicazioni del medico di riferimento. Questo non solo valorizza la figura del farmacista, ma permette di intervenire più tempestivamente e con maggiore efficacia, riducendo i tempi di attesa per il paziente.

Una risposta concreta per le aree interne

Una delle criticità storiche della sanità italiana è rappresentata dalle difficoltà di accesso alle cure nelle zone periferiche o montane. Qui, la presenza di ospedali è spesso limitata e i tempi di attesa possono essere lunghi.

Grazie al potenziamento delle farmacie dei servizi, anche i cittadini di queste aree avranno la possibilità di effettuare visite specialistiche in telemedicina e ottenere referti in tempo reale, senza spostarsi per chilometri o attendere settimane per un appuntamento.

Un’opportunità importante anche in chiave di equità territoriale, per garantire a tutti i cittadini – indipendentemente da dove vivono – il diritto ad un’assistenza sanitaria efficace e tempestiva.

Farmacie già operative: pronte alla transizione

La buona notizia è che questa trasformazione non parte da zero. Secondo i dati disponibili, circa 12.000 farmacie su quasi 20.000 in Italia sono già coinvolte nella sperimentazione di alcuni di questi servizi. Il passaggio alla nuova configurazione sarà quindi più una formalizzazione e un’estensione, piuttosto che una rivoluzione totale.

Con l’approvazione definitiva della legge, le farmacie potranno dotarsi dell’apposita insegna “farmacia dei servizi”, adeguare i propri spazi, formare il personale e strutturarsi come veri e propri poli sanitari locali.

Nuove regole per garantire trasparenza e correttezza

Parallelamente al Ddl Semplificazioni, è in discussione anche il Ddl Concorrenza, che affronta il tema della gestione e proprietà delle farmacie. L’obiettivo è evitare concentrazioni eccessive e garantire che, anche nel nuovo contesto, le farmacie rimangano un punto di riferimento trasparente, accessibile e orientato alla salute pubblica.

Per le farmacie, questa transizione rappresenta un cambiamento culturale e organizzativo profondo, ma anche una grande opportunità di crescita. Potranno offrire più servizi, fidelizzare la clientela, rafforzare il loro legame con la comunità e, allo stesso tempo, contribuire attivamente al benessere collettivo.

Dal punto di vista contabile e fiscale, sarà fondamentale adeguare i sistemi gestionali, monitorare i flussi economici derivanti dai nuovi servizi, e restare aggiornati sulle modalità di rendicontazione previste dalla normativa. Anche gli aspetti legati alla formazione, alla responsabilità professionale e alla gestione del personale richiederanno una nuova attenzione.

Questo è particolarmente importante in un momento in cui il potenziamento dei servizi può attrarre nuovi investitori, non sempre legati alla professione sanitaria. La regolamentazione sarà quindi cruciale per preservare la funzione pubblica delle farmacie e assicurare un livello uniforme di qualità e affidabilità su tutto il territorio nazionale.