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Autore: puntofarma_adm

Criptovalute e nuove regole fiscali: cosa cambia dal 2025 per chi investe

La Legge di Bilancio 2025 porta una ventata di novità importanti per chi possiede criptovalute. Anche se può sembrare un argomento lontano dal mondo delle farmacie, sempre più titolari hanno diversificato i propri investimenti e, tra questi, le cripto-attività sono diventate una scelta diffusa. Proprio per questo, è utile capire bene cosa cambia.

Dal 1° gennaio 2025 cade definitivamente la franchigia sulle plusvalenze: ogni guadagno realizzato dalla vendita di criptovalute sarà tassato per intero, senza alcuna soglia di esenzione. In altre parole, se il prezzo di vendita è più alto di quello di acquisto, l’intera differenza diventa imponibile.

Nel 2025, l’aliquota applicata resterà quella del 26%, in linea con altri redditi di natura finanziaria. Ma attenzione: dal 2026 salirà al 33%, un aumento non trascurabile che potrebbe incidere in modo significativo sulla convenienza di vendere.

C’è però un’opportunità interessante: fino al 30 novembre 2025 sarà possibile rivalutare il valore delle criptovalute possedute, pagando un’imposta sostitutiva agevolata del 18%. Questa operazione consiste nell’aumentare il cosiddetto “costo storico” di acquisto, riducendo così la plusvalenza futura. In pratica, se si sceglie di rivalutare, quando in futuro si venderà la criptovaluta il guadagno imponibile risulterà più basso.

Questa possibilità spinge molti investitori a riflettere sul momento migliore per concludere eventuali operazioni. Vendere nel 2025, con aliquota più bassa, potrebbe essere più vantaggioso rispetto all’attendere il 2026. Allo stesso modo, rivalutare entro novembre consente di mettere in sicurezza una tassazione più leggera per gli anni a venire.

Un aspetto da non sottovalutare è l’obbligo di documentare con precisione ogni operazione: nella dichiarazione dei redditi bisognerà indicare dettagliatamente date, importi e modalità di acquisto e vendita, conservando tutto per eventuali controlli.

Queste nuove regole hanno un obiettivo chiaro: aumentare la trasparenza e ridurre l’evasione in un settore notoriamente volatile e complesso. Per le farmacie che hanno visto crescere nel tempo il valore dei propri investimenti in criptovalute, questo è il momento giusto per fare i conti e valutare con il proprio consulente se convenga approfittare dell’opzione agevolata o attendere la tassazione ordinaria.

 

EBIFARM conferma i contributi 2025: un aiuto concreto per chi lavora in farmacia

Anche per il 2025 EBIFARM, l’Ente Bilaterale Nazionale Farmacie Private, ha scelto di rinnovare due importanti misure di sostegno economico dedicate ai dipendenti delle farmacie: il contributo per l’assistenza alla non autosufficienza e quello per la genitorialità. Una notizia positiva che rappresenta un segnale di attenzione verso le famiglie e verso chi ogni giorno lavora a stretto contatto con i cittadini.

Il primo contributo, pari a 400 euro, è pensato per chi si prende cura di un familiare non autosufficiente. Possono beneficiarne i lavoratori che hanno in famiglia un coniuge, un partner di unione civile, un convivente o un parente di primo grado con invalidità al 100% o con disabilità grave riconosciuta dalla Legge 104. Si tratta di un aiuto che, pur nella sua misura contenuta, può alleggerire le spese legate all’assistenza quotidiana di persone fragili.

Accanto a questo sostegno, EBIFARM conferma anche il contributo per la genitorialità, rivolto a chi diventa genitore e deve affrontare nuove responsabilità economiche. Le domande potranno essere presentate a partire dal 1° settembre 2025 e fino al 30 giugno 2026.

Per poter richiedere questi contributi è necessario avere un ISEE non superiore ai 30.000 euro ed essere in regola con i versamenti contributivi. Le domande, come già avvenuto negli anni passati, vanno presentate esclusivamente online attraverso il sito ufficiale [www.ebifarm.it](http://www.ebifarm.it).

In un contesto in cui le spese familiari pesano sempre di più sul bilancio domestico, misure come queste rappresentano un aiuto concreto. Come società che affianca le farmacie nella gestione contabile e fiscale, sappiamo bene quanto sia importante non solo ottimizzare i numeri in azienda, ma anche saper cogliere le opportunità di welfare disponibili per i lavoratori. Per questo, oltre a occuparci degli aspetti fiscali, supportiamo le farmacie anche nell’interpretare correttamente le normative e nell’accedere a questi strumenti.

Estromissione dell’immobile e assegnazione ai soci: nuove agevolazioni fiscali per le farmacie

Nel 2025 sono tornate alcune importanti agevolazioni fiscali che possono interessare da vicino le farmacie, sia gestite da imprenditori individuali che in forma societaria. La Legge di Bilancio ha infatti reintrodotto misure che consentono di gestire in modo più efficiente il patrimonio immobiliare legato all’attività, sfruttando condizioni fiscali vantaggiose.

Stiamo parlando dell’estromissione dell’immobile per le imprese individuali e l’assegnazione agevolata dei beni ai soci per le società. Due strumenti che, se ben utilizzati, possono diventare un’opportunità concreta di risparmio fiscale e di pianificazione patrimoniale.

Per un titolare di farmacia che esercita in forma individuale, l’estromissione dell’immobile permette di trasferire l’immobile utilizzato per l’attività dal patrimonio dell’impresa a quello personale, senza doverlo vendere o chiudere l’attività. In pratica è una ‘uscita agevolata’ dell’immobile dalla sfera aziendale, da usare ad esempio quando si vuole separare il patrimonio personale da quello dell’attività, se si prevede un passaggio generazionale oppure se si intende vendere l’azienda ma mantenere la proprietà dell’immobile.

La buona notizia è che questa operazione, nel 2025, è agevolata fiscalmente: si pagherà un’imposta sostitutiva pari all’8%, calcolata sul valore catastale dell’immobile (quindi solitamente molto più basso del valore di mercato).

L’estromissione può essere richiesta solo da chi è titolare di impresa individuale, possiede l’immobile sia al 31 ottobre 2024 che al 1° gennaio 2025, ha formalizzato l’operazione entro il 31 maggio 2025.

Il pagamento dell’imposta sostitutiva è previsto in due tranche: il 60% entro il 30/11/2025 e il 40% entro il 30/06/2026.

Chi gestisce una farmacia come società, invece, può accedere a una misura simile: l’assegnazione agevolata dei beni ai soci. Anche in questo caso si tratta di trasferire immobili aziendali (non più utilizzati come beni strumentali) ai soci, beneficiando della stessa imposta sostitutiva dell’8% sul valore catastale.

Può essere una buona scelta, ad esempio, in vista della liquidazione della società, di una riorganizzazione interna o semplicemente per semplificare la struttura patrimoniale. La scadenza in questo caso è fissata al 30 settembre 2025.

Queste misure non sono nuove ma sono tornate nel 2025 in una versione aggiornata e con un calendario preciso.

Legge di bilancio 2025: cosa cambia nella ripartizione del prezzo dei farmaci tra industria, grossisti e farmacie

Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, è stata introdotta una novità che, pur passando un po’ sottotraccia nel dibattito pubblico, riguarda da vicino le farmacie. Si tratta della revisione delle percentuali con cui viene ripartito il prezzo dei farmaci di fascia A, quelli rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale, tra i diversi attori della filiera: industrie farmaceutiche, grossisti e farmacie stesse.

La misura, a prima vista tecnica, ha invece effetti molto concreti sulla gestione economica delle farmacie.

A partire da quest’anno, la quota del prezzo di vendita destinata all’industria farmaceutica scende dal 66,65% al 66%. A guadagnarci sono i grossisti, che vedranno aumentare la loro parte dal 3% al 3,65%. La quota spettante alle farmacie, invece, resta ferma al 30,35%.

Fin quì, nulla di troppo sconvolgente. Ma il dettaglio più rilevante, che rende la novità tutt’altro che marginale, è che questa nuova quota del 3,65% riservata ai grossisti diventa non contenibile: non sarà più possibile negoziare con i grossisti sconti su questa percentuale. Le farmacie non potranno più ottenere, nemmeno parzialmente, condizioni più favorevoli su quella parte del prezzo.

Per chi gestisce una farmacia, questa nuova rigidità significa una cosa molto chiara: meno spazio di manovra commerciale. In passato, non era raro che le farmacie riuscissero a ottenere piccole condizioni migliorative nei rapporti con i grossisti. Ora, su quel 3,65%, non ci sarà più margine.

Il rischio è che, pur mantenendo invariata la propria quota formale, le farmacie vedano ridursi i margini reali, soprattutto in un contesto dove ogni punto percentuale può fare la differenza, specialmente per le farmacie con un’alta incidenza di farmaci rimborsati.

Questa modifica avrà anche delle ricadute sul fronte contabile e organizzativo. Le farmacie dovranno verificare le proprie condizioni commerciali in essere, aggiornare eventuali accordi con i distributori e, se necessario, rivedere i propri flussi contabili per riflettere correttamente la nuova ripartizione dei prezzi. Anche i software gestionali potrebbero richiedere un aggiornamento, soprattutto quelli che automatizzano la registrazione dei costi di acquisto e dei margini.

Nel lavoro quotidiano al fianco delle farmacie, vediamo spesso come cambiamenti apparentemente ‘tecnici’ possano tradursi in conseguenze molto pratiche. E’ quindi il caso di non sottovalutare l’impatto della novità, anche se la quota spettante alla farmacia non viene toccata direttamente. E’ opportuno fare una verifica: rivedere contratti e flussi operativi, aggiornare le condizioni commerciali dove possibile e assicurarsi che la contabilità rifletta correttamente i nuovi equilibri della filiera.

Pagelle fiscali 2025: le farmacie penalizzate dal nuovo modello Isa

Le farmacie italiane si trovano nuovamente a fare i conti con gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), le cosiddette “pagelle fiscali”, per il periodo d’imposta 2024. Il modello di riferimento per il settore, approvato con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 131055 del 17 marzo 2025, è il DM04U, relativo al commercio al dettaglio di medicinali soggetti a prescrizione medica. Il modello è stato aggiornato per il biennio 2024-2025, ma i primi riscontri evidenziano notevoli criticità.

Il nuovo modello, infatti, non sembra riflettere correttamente la situazione reale delle farmacie, che negli ultimi anni hanno subito profondi cambiamenti, anche a seguito dell’emergenza pandemica. Già nel 2023 molte strutture avevano riscontrato cali nei punteggi rispetto ai picchi di fatturato registrati nel biennio 2021-2022, quando l’attività era fortemente influenzata dalla domanda di prodotti e servizi legati al Covid-19.

Per il 2024 la situazione si complica ulteriormente, a causa dell’introduzione della nuova remunerazione per i farmaci in convenzione con il SSN, in vigore dal 1° marzo 2024. Le modalità di calcolo dei nuovi Isa non sembrano tenere conto di questo importante cambiamento, penalizzando molte farmacie.

Le principali criticità emerse

Le incongruenze del modello Isa 2025 possono essere riassunte in sei punti principali:

  1. Eliminazione dello sconto SSN: La nuova remunerazione non prevede più il meccanismo dello “sconto” che caratterizzava il sistema precedente e che veniva debitamente indicato nel modello Isa, contribuendo in modo positivo al punteggio.
  2. Soppressione della remunerazione aggiuntiva: Le farmacie hanno perso un beneficio economico rilevante, che negli anni scorsi aveva un impatto fiscale significativo.
  3. Collaboratori a partita Iva più costosi: Il crescente ricorso a farmacisti non dipendenti comporta, a parità di prestazioni, un costo aziendale più elevato.
  4. Aumento del costo del lavoro: Gli stipendi dei farmacisti dipendenti sono cresciuti in maniera consistente. Un full time oggi percepisce mediamente 1.900-2.000 euro netti al mese, con un impatto sul costo aziendale di circa 15.000 euro in più all’anno per ciascun dipendente.
  5. Dati storici alterati dalla pandemia: Le farmacie nate tra il 2020 e il 2022 sono prive di un confronto “neutrale” con gli anni precedenti alla pandemia, risultando svantaggiate rispetto a quelle con storicità pre-Covid.
  6. Costi crescenti per la farmacia dei servizi: L’espansione dei servizi offerti alla cittadinanza è certamente positiva, ma spesso richiede personale aggiuntivo, senza un corrispettivo economico proporzionato.

Un sistema da ripensare

Queste osservazioni, oggettive e documentabili, sollevano seri dubbi sull’efficacia del nuovo modello Isa applicato alle farmacie. Strumenti di natura statistica, come gli ISA, non possono cogliere le peculiarità di ogni singola realtà, ma dovrebbero almeno intercettare i cambiamenti strutturali che impattano l’intero settore.

È quindi auspicabile che l’Amministrazione finanziaria e gli organismi competenti prendano atto delle criticità emerse e intervengano con gli adeguati correttivi. Le farmacie rappresentano un presidio sanitario essenziale e meritano strumenti di valutazione più coerenti e aggiornati alla loro evoluzione.