Skip to main content

Accertamenti fiscali sulle farmacie: cosa sta succedendo davvero e come affrontarlo con consapevolezza

Accertamenti fiscali sulle farmacie: cosa sta succedendo davvero e come affrontarlo con consapevolezza

Negli ultimi mesi molte farmacie stanno vivendo un clima di incertezza legato all’avvio di una nuova ondata di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non si parla di accessi improvvisi in farmacia o di verifiche tradizionali: si tratta invece di controlli “a tavolino”, basati quasi esclusivamente su dati statistici e su informazioni presenti nelle banche dati fiscali.

A prima vista potrebbe sembrare un’operazione di routine, ma la verità è che il metodo utilizzato sta creando difficoltà e preoccupazione a livello diffuso. Le ricostruzioni dei ricavi — elaborate attraverso presunzioni — risultano infatti spesso molto lontane dai numeri reali delle farmacie, con il rischio che venga contestata un’evasione inesistente.

Come consulenti specializzati nel settore farmaceutico, riteniamo importante spiegare in modo semplice cosa sta realmente accadendo, da dove nascono queste verifiche e quali sono i punti critici su cui si può basare una difesa efficace.

Perché le farmacie sono finite sotto la lente del Fisco

Tutto parte dagli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Sono indicatori che fotografano — almeno nelle intenzioni — il livello di affidabilità di un’impresa sulla base dei propri dati contabili e gestionali. Un punteggio alto apre le porte a vari benefici; un punteggio basso, invece, fa scattare un “alert” che porta l’Agenzia delle Entrate a guardare più da vicino la posizione del contribuente.

In teoria gli ISA dovrebbero essere solo uno strumento di selezione, non un modo per stabilire se una farmacia guadagna “abbastanza” o “troppo poco”. Ma nella pratica, in questa nuova campagna di controlli, proprio i punteggi ISA più bassi vengono visti come un segnale di gestione “antieconomica”, e quindi sospetta.

Ed è proprio da qui che nasce l’intero impianto degli accertamenti presuntivi che stanno coinvolgendo molte farmacie in tutta Italia.

La ricostruzione presuntiva dei ricavi: un percorso pieno di criticità

L’Agenzia delle Entrate non entra in farmacia e non analizza in profondità i documenti contabili. Mantiene un approccio molto più teorico: calcola i ricavi che “dovrebbero” essere stati conseguiti applicando il ricarico medio delle farmacie considerate “virtuose” (quelle con ISA molto alti) al costo del venduto dei non farmaci della farmacia controllata.

Il problema è che questa ricostruzione si basa su una lunga serie di presunzioni.

Anzitutto, il costo del venduto dei non farmaci non viene ricavato dalla contabilità reale, ma stimato attraverso calcoli automatici: si assume un certo ricarico teorico sui farmaci, si deriva da lì il costo dei farmaci, e solo per esclusione si arriva al costo dei parafarmaci. Un percorso tortuoso, in cui un dato presunto ne genera un altro anch’esso presunto.

Poi c’è la questione del ricarico “medio” delle farmacie virtuose. Anche qui, non si tratta di un valore neutrale e rappresentativo dell’intero settore, ma del ricarico medio — o più spesso “mediano” — di una selezione di farmacie che hanno in comune soprattutto una caratteristica: un punteggio ISA elevato.

Non solo: la selezione del campione cambia da un Ufficio all’altro. A volte si considerano solo le farmacie della stessa provincia; altre volte quelle della regione; altre ancora quelle di regioni limitrofe. Una variabilità che rende difficile considerare quel ricarico come un “valore normale” del settore.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento che spesso sfugge: negli anni della pandemia molte farmacie hanno svolto servizi ad altissimo margine — tamponi, vaccinazioni, test diagnostici — che hanno gonfiato in modo significativo i ricarichi complessivi. Se la farmacia controllata non ha mai svolto questi servizi, il confronto risulta inevitabilmente distorto.

In sintesi, il ricarico “medio” utilizzato dall’Agenzia non fotografa il settore, ma una piccola parte di esso, peraltro selezionata con criteri spesso discutibili.

Quando una presunzione diventa troppo debole per sostenere un’accusa

La normativa tributaria permette all’Amministrazione di ricostruire i ricavi anche sulla base di presunzioni, ma solo se queste sono “gravi, precise e concordanti”.

In altre parole: devono poggiare su elementi attendibili e concreti, non su supposizioni.

E qui nasce il punto centrale: un accertamento basato su presunzioni costruite su altre presunzioni, che ignorano la contabilità reale e che si appoggiano a dati statistici di dubbia omogeneità, difficilmente può soddisfare questo requisito.

La Cassazione lo ha ribadito più volte: se la contabilità è regolare e non emergono elementi concreti di inattendibilità, non si può contestare evasione solo perché il ricarico dichiarato è diverso dalla media statistica del settore.

Il messaggio è chiaro: le medie non sono fatti, sono numeri astratti. E un intero accertamento non può reggersi su numeri astratti.

Il momento più importante per la difesa: lo schema d’atto

Prima di emettere un avviso di accertamento definitivo, l’Agenzia deve notificare alla farmacia lo “schema d’atto”. Questo documento anticipa la pretesa fiscale e apre ufficialmente la fase del contraddittorio.

Ed è proprio in questo momento che si gioca gran parte della difesa. La farmacia ha 60 giorni per presentare osservazioni e controdeduzioni: un passaggio fondamentale perché, per legge, l’Ufficio è obbligato a rispondere a ogni obiezione sollevata.

Le osservazioni devono mettere in luce:

* le incongruenze del metodo ricostruttivo,

* la scarsa affidabilità della platea dei soggetti “virtuosi”,

* l’uso improprio delle medie o mediane,

* la differenza dovuta a servizi sanitari ad alto margine presenti solo in alcune farmacie,

* la non comparabilità dei contesti,

* la regolarità e completezza delle scritture contabili.

È anche essenziale, in questa fase, chiedere formalmente l’accesso ai dati utilizzati dall’Agenzia per individuare la platea di confronto. Se questi dati vengono negati, si crea un ulteriore motivo di illegittimità, perché il contribuente ha diritto di conoscere su cosa si basa l’accusa.

Se l’accertamento viene comunque emesso

In molti casi l’Agenzia, nonostante le osservazioni, decide di proseguire e notifica l’avviso di accertamento. A questo punto la farmacia può presentare ricorso alla Corte di Giustizia tributaria.

La difesa, in giudizio, riprende gli stessi punti già esposti nel contraddittorio, con un elemento in più: la giurisprudenza. Esiste già una sentenza — recentissima — che ha annullato un accertamento identico proprio perché i dati utilizzati erano “non attendibili” e fondati su criteri troppo opinabili.

E non è difficile immaginare che molte altre decisioni seguiranno la stessa direzione, man mano che i giudici entreranno nel merito di questa metodologia così fragile.

Cosa può fare la farmacia per proteggersi

In tutto questo scenario, il messaggio più importante è uno: non bisogna farsi prendere dal panico, ma nemmeno sottovalutare la questione.

Chi riceve una comunicazione dall’Agenzia dovrebbe:

* attivarsi subito, senza aspettare l’ultimo momento;

* analizzare attentamente lo schema d’atto;

* predisporre un set completo di osservazioni tecniche;

* evitare di accettare proposte di adesione “al ribasso” senza solide basi tecniche;

* affidarsi a professionisti che conoscono in modo specifico il settore farmaceutico.

La difesa è possibile, e spesso è efficace. Ma richiede competenza tecnica, conoscenza del comparto e un approccio rigoroso.

Conoscere per tutelarsi

Questa campagna di accertamenti nasce da un utilizzo distorto degli ISA e da una lettura troppo superficiale dei dati del settore. Il rischio è che farmacie gestite correttamente si trovino a dover rispondere a contestazioni prive di fondamento.

Un approccio difensivo serio, documentato e consapevole permette però di ribaltare l’impostazione dell’Agenzia e di far valere la solidità dei propri dati contabili.

Bozza Legge di Bilancio 2026: novità fiscali per le farmacie

La bozza della Legge di Bilancio 2026 è stata recentemente presentata dal Governo italiano e, come ogni anno, porta con sé una serie di novità fiscali e contabili che impattano in modo diretto o indiretto su numerosi settori. Le farmacie, in particolare, sono uno degli ambiti che potrebbero risentire di alcuni dei cambiamenti proposti, soprattutto in un periodo in cui il settore della salute sta vivendo un’evoluzione rapida e la gestione fiscale delle farmacie diventa sempre più complessa.

Detrazioni Fiscali e Sostegno all’Automazione

Una delle misure principali della bozza riguarda l’introduzione di incentivi per le farmacie che decidono di investire in tecnologia e automazione. Il Governo prevede infatti un potenziamento degli sgravi fiscali per tutte le strutture sanitarie, comprese le farmacie, che investono in sistemi digitali avanzati, come l’automazione delle operazioni di magazzino o l’introduzione di software per la gestione delle prescrizioni e delle ricette elettroniche.

Questa misura punta a favorire l’adozione di soluzioni tecnologiche che migliorino l’efficienza e la qualità del servizio, riducendo i costi e aumentando la sicurezza nelle operazioni quotidiane. In particolare, la Legge di Bilancio 2026 prevede un ampliamento del ‘Bonus per la Digitalizzazione’ che già esiste, estendendo la possibilità di usufruirne non solo per le strutture sanitarie pubbliche, ma anche per le farmacie private.

L’incentivo potrebbe includere una percentuale di rimborso sulle spese sostenute per acquistare software gestionali, sistemi di tracciamento elettronico delle scorte, e soluzioni innovative per la gestione delle ricette e delle richieste dei clienti. Si tratta di una novità importante che, se approvata, potrebbe rappresentare un’opportunità per le farmacie di modernizzarsi senza dover affrontare un esborso economico eccessivo.

Agevolazioni Fiscali per l’Assunzione di Personale

Un altro punto significativo della bozza della Legge di Bilancio 2026 riguarda il settore del lavoro. Il Governo ha previsto una serie di agevolazioni fiscali destinate alle farmacie che decidono di assumere nuovo personale, soprattutto in vista dell’aumento della domanda di servizi sanitari legati alla gestione delle malattie croniche, alla distribuzione di farmaci e alla consulenza sulla salute.

In particolare, verrà esteso il ‘Crediti d’Imposta per l’Assunzione di Personale’ che prevede vantaggi fiscali per tutte le realtà aziendali, comprese le farmacie, che assumono figure professionali in settori specifici come la consulenza farmaceutica, la gestione delle ricette elettroniche, o la logistica sanitaria. L’obiettivo è quello di stimolare la crescita dell’occupazione e al contempo permettere alle farmacie di rinforzare il loro organico, garantendo una qualità dei servizi sempre più alta.

Inoltre, il Governo prevede anche incentivi per l’assunzione di personale qualificato proveniente da categorie protette o con difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Queste misure potrebbero rappresentare una spinta significativa per le farmacie che hanno bisogno di ampliare il proprio team in modo sostenibile, con un impatto positivo sul bilancio fiscale.

Nuove Regole per la Fatturazione Elettronica

Il tema della fatturazione elettronica è sempre più centrale in tutti i settori, e la bozza della Legge di Bilancio 2026 non fa eccezione. Nel testo si prevede l’estensione dell’obbligo della fatturazione elettronica anche a realtà come le farmacie, che fino a oggi potevano ancora utilizzare il sistema cartaceo in determinate circostanze, per le transazioni con i privati.

La novità principale consiste nell’imposizione dell’obbligo di emettere solo fatture elettroniche, anche per le vendite di farmaci al pubblico. Sebbene la transizione alla digitalizzazione possa comportare dei costi iniziali per l’adattamento dei sistemi, questo cambiamento mira a semplificare i processi fiscali, ridurre il rischio di errori e facilitare i controlli da parte delle autorità fiscali. Inoltre, la maggiore trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari potrà essere un vantaggio per le farmacie in caso di verifiche o controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Questa modifica comporta una maggiore responsabilità da parte delle farmacie nella gestione dei documenti fiscali, ma allo stesso tempo porterà benefici sul lungo periodo grazie a una maggiore efficienza amministrativa e alla riduzione dei tempi di gestione delle pratiche fiscali.

Sgravi per Farmacie che Adottano Pratiche di Sostenibilità Ambientale

Una novità interessante riguarda la sostenibilità ambientale. La bozza della Legge di Bilancio 2026 prevede un pacchetto di sgravi fiscali per le farmacie che decidono di adottare pratiche ecologiche, come il riciclo dei farmaci scaduti, la riduzione del consumo di plastica o l’installazione di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia.

Queste misure incentivano le farmacie a diventare più green e a ridurre il loro impatto ambientale. Tra gli sgravi previsti ci sono anche vantaggi fiscali per l’acquisto di apparecchiature eco-compatibili e per la realizzazione di interventi strutturali volti a migliorare l’efficienza energetica. L’obiettivo è quello di spingere le farmacie verso un modello più sostenibile, in linea con le politiche europee e globali sul cambiamento climatico.

Rafforzamento del Sistema di Controllo delle Frodi Fiscali

Un altro aspetto importante riguarda il contrasto alle frodi fiscali. La bozza della Legge di Bilancio 2026 propone l’introduzione di strumenti più avanzati per monitorare e prevenire le frodi nel settore farmaceutico, in particolare per quanto riguarda le transazioni con i sistemi di pagamento elettronico e le vendite online.

Per le farmacie che operano sia nel mercato fisico che in quello online, questa proposta potrebbe significare l’adozione di misure più rigorose per garantire la corretta gestione fiscale delle vendite. Si prevede l’introduzione di nuovi software di monitoraggio e sistemi di verifica delle transazioni che, se adottati, potrebbero comportare un investimento iniziale. Tuttavia, l’obiettivo finale è quello di ridurre l’evasione fiscale nel settore, aumentando la competitività delle farmacie che operano correttamente.

In generale, la bozza della Legge di Bilancio 2026 porta con sé una serie di modifiche significative per le farmacie italiane. Se da un lato queste misure offrono nuovi incentivi e agevolazioni fiscali, dall’altro pongono anche nuove sfide, in particolare per quanto riguarda l’adattamento a nuovi obblighi come la fatturazione elettronica e l’investimento in tecnologie innovative.

Tuttavia, gli sgravi fiscali per l’automazione, per l’assunzione di nuovo personale e per l’adozione di pratiche ecologiche potrebbero rappresentare delle opportunità per le farmacie che sapranno coglierle. L’importante sarà prepararsi in tempo e pianificare con attenzione gli investimenti necessari, sfruttando al meglio le risorse messe a disposizione dalla Legge di Bilancio 2026.

Se queste modifiche saranno confermate nel testo finale della Legge di Bilancio, le farmacie italiane si troveranno di fronte a un anno di opportunità, ma anche a nuove sfide, che richiederanno una gestione fiscale attenta e proattiva.

Nuovi controlli dell’Agenzia delle Entrate: cosa cambia per le Farmacie che hanno beneficiato del Superbonus

Negli ultimi anni, il Superbonus 110% ha rappresentato una delle misure più significative per rilanciare l’edilizia in Italia, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica degli edifici e stimolare interventi di ristrutturazione in tutta la penisola. Molte farmacie, come altre realtà commerciali e immobiliari, hanno approfittato di questo incentivo per effettuare lavori di ristrutturazione e ammodernamento dei propri locali. Ma ora, a distanza di tempo, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una nuova fase di controlli per verificare che gli aggiornamenti catastali degli immobili siano stati effettuati correttamente, soprattutto in relazione agli interventi finanziati tramite il Superbonus.   Nel mese di aprile 2025, l’Agenzia delle Entrate ha lanciato una campagna di verifiche che ha coinvolto circa 3.000 immobili con rendita catastale pari a zero. Questo primo passaggio si è concentrato su quegli immobili che, pur avendo beneficiato degli incentivi del Superbonus, non avevano aggiornato la propria rendita catastale dopo i lavori effettuati. Queste prime verifiche si sono concentrate soprattutto su immobili che non presentavano un valore catastale, come nel caso di edifici destinati a usi particolari o privi di una rendita formale.   Tuttavia, l’iniziativa non si è fermata qui. Ora l’Amministrazione finanziaria sta estendendo i controlli anche agli immobili con rendite catastali dichiarate in modo anomalo basso. In altre parole, l’attenzione si sta spostando su quelle strutture che, dopo l’intervento edilizio, non hanno adeguato il loro valore catastale in maniera corretta, creando una discrepanza tra il valore reale dell’immobile e quello dichiarato. Questo fenomeno potrebbe riguardare anche le farmacie che, avendo usufruito degli incentivi, non hanno aggiornato la rendita catastale del proprio immobile in modo conforme.     Ogni immobile in Italia, inclusi quelli che ospitano attività commerciali come le farmacie, è sottoposto a una valutazione catastale che determina la sua rendita, ossia il valore fiscale che viene utilizzato per calcolare le imposte locali come l’IMU, e anche come base per determinare eventuali agevolazioni fiscali. La rendita catastale non è solo un dato numerico, ma un elemento centrale che stabilisce la “tassabilità” di un immobile e quindi il suo valore agli occhi dell’Agenzia delle Entrate.   Nel caso delle farmacie, soprattutto quelle che hanno usufruito del Superbonus per interventi di ristrutturazione, la rendita catastale potrebbe essere stata influenzata dalle modifiche strutturali e funzionali apportate all’edificio. Se, per esempio, una farmacia ha effettuato lavori di isolamento termico o ha ristrutturato l’intero edificio, ma la rendita catastale non è stata aggiornata di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate potrebbe rilevare una discrepanza tra il valore reale dell’immobile e quello riportato nel catasto. Questa situazione potrebbe portare a controlli approfonditi e, nei casi più gravi, anche a sanzioni.   La rendita catastale è fondamentale non solo per il calcolo delle imposte, ma anche per garantire la legittimità degli incentivi fiscali ricevuti. Infatti, nel caso di lavori agevolati dal Superbonus, l’adeguamento catastale è una fase necessaria per riflettere correttamente il nuovo valore dell’immobile. Se, dopo un intervento di ristrutturazione che ha migliorato l’efficienza energetica o ha aumentato il valore commerciale dell’immobile, la rendita non viene adeguata, ci potrebbe essere un disallineamento tra l’immobile e le dichiarazioni fiscali effettuate.   Questo non riguarda solo il valore economico dell’immobile, ma anche la corretta gestione delle agevolazioni fiscali e dei crediti d’imposta che sono stati ceduti o utilizzati. L’Agenzia delle Entrate, infatti, potrebbe verificare che gli aggiornamenti catastali siano avvenuti in modo coerente con i lavori svolti, per evitare il rischio di distorsioni e di utilizzo improprio degli incentivi. Il Superbonus, essendo un’agevolazione fiscale rilevante, è oggetto di particolare attenzione, e ogni errore nella gestione della documentazione catastale potrebbe comportare ripercussioni fiscali anche importanti.   Quando non si aggiornano correttamente le informazioni catastali, le conseguenze non sono solo di tipo burocratico. L’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare dei controlli fiscali per verificare la congruità della rendita catastale e l’effettiva corrispondenza tra i lavori realizzati e il valore dichiarato dell’immobile. Se durante questi controlli dovessero emergere discrepanze, si potrebbero verificare alcuni scenari problematici:
  • Controlli e accertamenti fiscali: In caso di riscontro di rendite non congrue, l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere chiarimenti sull’adeguamento del valore catastale e sulle dichiarazioni fiscali. Ciò potrebbe portare a un accertamento formale.
  • Sanzioni: Se le irregolarità vengono ritenute gravi, potrebbero essere applicate sanzioni pecuniarie. L’importo delle sanzioni può variare, ma è sempre meglio evitare di trovarsi in una situazione del genere.
  • Revoca degli incentivi: In alcuni casi, se si riscontrano errori nella gestione delle agevolazioni fiscali, potrebbe esserci il rischio di perdere i benefici ottenuti, con il conseguente obbligo di restituire le somme percepite.
  Per evitare complicazioni con l’Agenzia delle Entrate, è essenziale che le farmacie che hanno usufruito del Superbonus provvedano tempestivamente ad aggiornare la rendita catastale dei propri immobili. Questo è il primo passo per garantire che il valore dell’immobile sia correttamente riportato e che ogni incentivo fiscale sia giustificato. Inoltre, è sempre consigliato affidarsi a esperti del settore fiscale e catastale, che possano monitorare e gestire correttamente tutte le pratiche.   Le farmacie, infatti, sono realtà commerciali con specifiche esigenze fiscali e amministrative. La ristrutturazione degli spazi, l’adeguamento energetico e altre modifiche all’immobile devono essere seguite con attenzione, non solo per migliorare la qualità dei locali, ma anche per rispettare le normative fiscali in vigore. Un buon consulente fiscale, esperto in immobili aziendali, può aiutare a gestire tutte queste pratiche, evitando errori che potrebbero costare caro.   La nuova fase di controlli avviata dall’Agenzia delle Entrate non è solo un’opportunità per rivedere la propria situazione fiscale, ma anche un monito a tutti coloro che hanno usufruito di incentivi come il Superbonus. L’adeguamento catastale è un passaggio fondamentale per garantire che gli immobili siano correttamente valorizzati e che le agevolazioni siano applicate nel rispetto delle normative. Le farmacie, come tutte le imprese, devono prestare attenzione a questi dettagli per evitare sorprese spiacevoli in futuro. In ogni caso, rivolgersi a professionisti esperti in materia fiscale e catastale è il miglior modo per garantire la conformità e prevenire eventuali problematiche con l’Agenzia delle Entrate.      

Ventilazione dei corrispettivi abolita dal 2026

Dal 1° gennaio 2026 cambia il modo in cui le farmacie dovranno gestire la registrazione dei corrispettivi, perché sarà abolito il regime di ventilazione. Questo significa che non si potrà più calcolare l’IVA senza distinguere le aliquote sui singoli prodotti, come invece è stato possibile finora. La decisione è arrivata dal Consiglio dei Ministri ed è parte di un progetto più ampio di semplificazione e modernizzazione delle regole fiscali. Questa novità arriva perché oggi le tecnologie che usiamo nelle casse delle farmacie sono già in grado di riconoscere automaticamente l’aliquota IVA di ogni prodotto, eliminando così la complessità che la ventilazione cercava di gestire. Inoltre, negli ultimi anni il numero di aliquote IVA si è ridotto, rendendo meno necessaria questa procedura. Cosa cambia concretamente? Dal prossimo anno, le farmacie dovranno registrare ogni vendita con il dettaglio dell’aliquota IVA corrispondente. Questo richiederà un adeguamento dei sistemi di registrazione e, magari, un po’ di formazione per il personale. Tuttavia, il vantaggio sarà una maggiore trasparenza e un controllo più preciso sull’applicazione delle imposte, oltre a una semplificazione generale che sfrutta i benefici della digitalizzazione. Se da un lato sparisce una vecchia abitudine, dall’altro si apre una nuova fase in cui le tecnologie più moderne aiutano a gestire meglio il lavoro, riducendo errori e tempi di registrazione. Per questo, è importante iniziare a prepararsi per tempo, aggiornando i registratori telematici e valutando insieme ai propri consulenti fiscali la migliore strategia per affrontare questo cambiamento in modo semplice e senza stress. La nostra società è pronta a supportare le farmacie in questa transizione, offrendo consulenze personalizzate e aiutandole a cogliere tutte le opportunità che questa novità porta con sé. Per qualsiasi domanda o necessità, siamo a disposizione per accompagnare ogni farmacia verso un futuro più snello e digitale.

Criptovalute e nuove regole fiscali: cosa cambia dal 2025 per chi investe

La Legge di Bilancio 2025 porta una ventata di novità importanti per chi possiede criptovalute. Anche se può sembrare un argomento lontano dal mondo delle farmacie, sempre più titolari hanno diversificato i propri investimenti e, tra questi, le cripto-attività sono diventate una scelta diffusa. Proprio per questo, è utile capire bene cosa cambia. Dal 1° gennaio 2025 cade definitivamente la franchigia sulle plusvalenze: ogni guadagno realizzato dalla vendita di criptovalute sarà tassato per intero, senza alcuna soglia di esenzione. In altre parole, se il prezzo di vendita è più alto di quello di acquisto, l’intera differenza diventa imponibile. Nel 2025, l’aliquota applicata resterà quella del 26%, in linea con altri redditi di natura finanziaria. Ma attenzione: dal 2026 salirà al 33%, un aumento non trascurabile che potrebbe incidere in modo significativo sulla convenienza di vendere. C’è però un’opportunità interessante: fino al 30 novembre 2025 sarà possibile rivalutare il valore delle criptovalute possedute, pagando un’imposta sostitutiva agevolata del 18%. Questa operazione consiste nell’aumentare il cosiddetto “costo storico” di acquisto, riducendo così la plusvalenza futura. In pratica, se si sceglie di rivalutare, quando in futuro si venderà la criptovaluta il guadagno imponibile risulterà più basso. Questa possibilità spinge molti investitori a riflettere sul momento migliore per concludere eventuali operazioni. Vendere nel 2025, con aliquota più bassa, potrebbe essere più vantaggioso rispetto all’attendere il 2026. Allo stesso modo, rivalutare entro novembre consente di mettere in sicurezza una tassazione più leggera per gli anni a venire. Un aspetto da non sottovalutare è l’obbligo di documentare con precisione ogni operazione: nella dichiarazione dei redditi bisognerà indicare dettagliatamente date, importi e modalità di acquisto e vendita, conservando tutto per eventuali controlli.

Queste nuove regole hanno un obiettivo chiaro: aumentare la trasparenza e ridurre l’evasione in un settore notoriamente volatile e complesso. Per le farmacie che hanno visto crescere nel tempo il valore dei propri investimenti in criptovalute, questo è il momento giusto per fare i conti e valutare con il proprio consulente se convenga approfittare dell’opzione agevolata o attendere la tassazione ordinaria.